“Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli.”
📜 Salmo 55:22
Sulla faccia opposta di tante cose che guardate da questo nostro lato della morte gli eran parse iniquamente oscure, ammirava un ordinato disegno, una luce di bontà e di sapienza.
📕 Antonio Fogazzaro - Malombra
Sono nata di nuovo nel 1995, due anni dopo quel soggiorno decisivo in Oceania. Avevo salutato la nuova nascita sentendomi come una sposina in luna di miele. Non sapevo ancora che sarebbe stato l’inizio di un cataclisma senza precedenti. Il cambiamento è stato di tali dimensioni tanto che adesso mi muovo con l’agenda di una regina. Vado sempre oltre la prima tenda, desiderosa di esplorare, di seminare ovunque sia possibile.
La conoscenza è un punto di partenza: ti accende e ti spinge ad attivarti in qualche causa, difatti non sto mai ferma. Da tempo ho messo in dubbio molto di quello che mi è stato insegnato circa Dio. Per esempio: sarà vero che gli animali non hanno anima? Io non lo so. Ma so che Dio è Amore. Quando viene l’esperienza diretta, ti si apre un mondo, e scopri pian piano che è quello l’unico mondo davvero possibile.
Parlo più spontaneamente di Dio Padre forse perché mi è mancato il padre, ma credo che sia anche una mia tendenza specifica a voler cominciare sempre dall’inizio, come Gesù quando diceva “da principio non era così”. Dio ha creato l’uomo, l’uomo ha disobbedito a Dio, Dio ha mandato Gesù per salvare l’uomo. Gesù è l’unica Via al Padre. Gesù è come nostro fratello maggiore. Le Sue parole sono macigni: “Non giudicate…”.
Gesù disse anche “nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me”. Il trovare Gesù implica quindi l’andare verso il Padre, cioè al punto da cui ogni cosa ha avuto inizio.
Dev’essere parte del mio carattere quella di voler collocare tutto in un ordine militare. Mi fa sentire sicura. Chi mi vedeva da fuori mi diceva che ero molto razionale e poco sciolta, ma a forza di proseguire la cosa non si è affatto ammorbidita; anzi, si è modellata intorno alla ricerca di equilibrio. Spesso la scioltezza viene intesa comeviene-viene; io invece mi sciolgo solo se ho la certezza di stare combinando qualcosa di valido. Schiva come un lupo, corazzata come una tartaruga, industriosa come un castoro. Imprenditrice della personalità.
Arrivarci è stato un processo graduale, cominciato con la lettura della Bibbia, e senza coinvolgimento di nessuna chiesa in particolare. Non ricordo la data esatta; ricordo che mi svegliai una mattina ed improvvisamente avevo la certezza in me di credere. È stata la mossa di Lui verso di me, non so dire come sia successo. Anche dopo la morte di mia madre tutti mi dicevano che avevo accettato la situazione, ma io non ero affatto consapevole di eventuali mie decisioni interiori, pensavo solo a fare star bene lei. Dev’essere quindi andata che, mettendomi nelle mani di Dio… era successo.
La mia prima chiesa è stata la comunità di lingua inglese di Ibiza (English-speaking Church), che riunisce i cristiani di ogni confessione che risiedono all’estero ma non parlano la lingua del posto. La ricordo come la mia chiesa ideale, perché è dove ho imparato la convivenza fra benessere e spontaneità. Benessere nel senso che era frequentata da famiglie benestanti, a dimostrazione che, poveri o ricchi, tutti abbiamo bisogno di Cristo. Spontaneità nel senso che ognuno può avvicinarsi al Trono della Grazia in libertà. Sennò… che Dio sarebbe?
Sull’isola avevo avuto dei problemi nel primo impiego, un albergo da cui ero scappata quasi subito, per colpa di folli che mi avevano messa come capo receptionist senza io aver mai neppure lavorato in un albergo prima d’allora!! Intanto avevo sentito di un'altra struttura che cercava personale, e non sapendo come arrivarci avevo preso un taxi e mi ero presentata direttamente. Il direttore mostrò interesse per il mio curriculum. Mi disse che non avevano bisogno di nessuno in quel momento, ma per la stagione successiva forse sì. E così andò.
Sono rimasta nella compagnia per oltre sei anni, fino a quando mi sono licenziata per non vederci più prospettive di crescita. Ero stata “parcheggiata” in sede al centralino, e a furia di squilli stavo cominciando a darli io i numeri... Non mi mancava il posto sicuro, ma, ¡caramba! non sono mica un robot. Cominciavo a crescere… dentro. Dio non lascia nessuno parcheggiato. Non è nella sua Logica.
Tornano i macigni di Gesù: “Non si può servire Dio e mammona”. Il dualismo fra la sicurezza del posto di lavoro e l’avventura di lasciare che Dio prenda il controllo della mia vita mi ha portato ad un certo punto a passare una giornata nel Getsemanì. Mi sembrava davvero di andare al patibolo. Non mi sentivo capita fino in fondo, perché io non sono quello che sono gli altri. Ma neanche sono un’irresponsabile! Mi faccio quattro conti, mi informo, valuto i possibili passi successivi... Io ho deciso di seguire Dio, e Dio è cosa che più seria non si può. Oggi sono felice di averlo fatto. Il lavoro l’avrei perso comunque, per via della crisi o delle politiche interne derivate dalla crisi. Ma quello che mi spaventava davvero era rischiare di perdermi tutto quello che Dio aveva in serbo per me. E che ora richiedeva un atto di coraggio.
Lo feci quel passo, e finii a Saragozza. Ci rimasi due anni, informandomi su come poter avviare un qualche cosa di mio; nel frattempo avevo trovato un posto sempre di receptionist in un altro albergo, e nel tempo libero organizzavo serate di scambi linguistici.
Vivere di Fede significa sempre più andare controvento, e contare sempre più sull’Intervento Divino per far combaciare le cose nel momento giusto. Dio non si adatta alle feste comandate o alle giornate mondiali. In un’atmosfera in cui tutti si metterebbero le pantofole, io sento che è ora di mettere le mie scarpe migliori. Le difficoltà e le attese interminabili danno la sensazione di camminare in bilico, poi dubbi e timori vengono spazzati via in un lampo, perché con Dio si arriva sempre dove è previsto che si debba arrivare. Questo però non vuol dire avere tu la soluzione in mano. Senti che ce la farai. Rischiare vale la pena. È diverso.
Ricordo un episodio risalente proprio al mio processo di conversione. Mia madre voleva affittare una stanza del nostro appartamento, io ero di partenza da qualche parte ed eravamo concordi nel cogliere l’occasione di qualche entrata extra. All’università ci avevano segnalato uno studente, così mamma lo contattò e aspettavamo che ci desse una risposta. Ma il problema era che era di colore, così mio padre disse di no, che i condomini avrebbero avuto non so che da ridire. Io avvertivo tutta l’ingiustizia di tale conclusione, il fatto che non avesse proprio nessun senso esser diffidenti fino a questo punto, ma che fare? Così pregai. Mia madre era pronta ad inventare qualche scusa. Quando il telefono squillò, ed era il ragazzo, prima che potessimo dire niente ci ringraziò dell’offerta ma disse che aveva trovato un altro posto!
In quel periodo ce n’erano tante di queste situazioni in cui bisognava trovare la maniera di salvare le apparenze senza ferire nessuno, e io non avevo reagito secondo ragione, ma in un modo del tutto nuovo. E sentii nel mio cuore che era stato Dio ad intervenire. Oggi persino se devo fare o disfare una valigia, Dio mi aiuta, facendomi evitare un sacco di inutili mal di testa. Mi viene subito il pensiero di che cosa mettere e dove… anche quando ho bisogno di una pausa e mi chiedo dove potrei mai andare, Dio interviene e io mi trovo in testa un posto preciso. Incredibile? Sì. E vero.
È meglio impararlo il ritmo controcorrente.
Il piano di Dio va secondo la logica del passo dopo passo, del costruire qualcosa di solido destinato a durare. Per Dio non c’è nessun lavoro inutile, nessuna energia a vuoto. Alla faccia di un mondo che ti fa scalare una montagna per poi accantonarti.
Io sono una tranquilla capace di emozioni forti. Certi miei atteggiamenti calmi possono essere scambiati per titubanza, in realtà è che non muovo neanche un dito del piede se non è Dio a dare il nulla osta. Sentendomi addosso un’energia completamente nuova, possono venirmi tante belle idee, ma in questo mondo non reputo prudente muovermi in base alle mie sensazioni.
È vero che questioni sul come gestire i soldi o che strategie applicare per risparmiare sulla bolletta dell’acqua sono argomenti alla nostra portata; ma è anche vero che per incorporare nel nostro quotidiano delle abitudini sane, oltre alla buona volontà ci vuole una mente ordinata. Una mente disposta a lasciarli i pesi, invece di aggiungerne. Si comincia con un fatto di poco conto, come una valigia, per poi arrivare a sapere come muoversi per andare in soccorso di chi ha lanciato un SOS esistenziale.
Dio c’entra. Sempre. In tutto. Dio, che creò l’uomo e la donna e li mise nel giardino dell’Eden, non può accontentarsi di un credo passivo.
Non può esserci conoscenza in uno stagnare religioso. Stagnare non piace a nessuno, e al di fuori di quel momento di “dovere”, ci si sente spinti a cercare nuove vibrazioni. E così si corre il rischio di finire in una setta. Secondo me questo è un modo umano di intendere Dio, di ridurlo a qualcosa di “ragionevole”. Anch’io ho dovuto aprire gli occhi per accorgermi che, così come siamo stati abituati, non è Vita. Dobbiamo cercare e fare l’esperienza della nuova nascita a livello individuale.
L’umanità si è fatta delle religioni, oppure si è inventata dei miti. Ma Dio esiste da prima di ogni cosa. E per primo, faccia a faccia, ci ha detto come dobbiamo vivere. I Dieci Comandamenti non sono la lezione di catechismo.
Ricordo che quando annunciai le mie dimissioni alla compagnia di Ibiza, fu impiegata un’altra ragazza che dovetti istruire. Seppi così che lei aveva necessità urgente di un posto per via che si stava separando dal marito e voleva assolutamente l’affidamento della figlia piccola. Rimasi sbalordita di come quel mio passo in Fede era andato addirittura a risolvere una rogna! Sono donna anch’io, so come ci si sente... E so che i miracoli non me li faccio io da sola.
Mettere Cristo da parte non si può proprio più. Nessuna nave attraccherebbe mai in un porto non sicuro, vero? E poi sarebbe ora di fare a noi stessi delle domande precise: fuori da Dio che progresso potremo mai aspettarci?
Credere non è un’opinione ma un’esperienza. Concreta.
Per esempio, una domenica, uscendo dalla chiesa ad Ibiza, mentre tornavo a casa, sono salita sul bus con le lacrime agli occhi, non c’era verso di fermarmi. Ma come? Stavo bene... Arrivata a destinazione, ho dovuto entrare in una parrocchia aperta, dove proprio quel giorno avevano messo un coro di Alleluia in sottofondo, come ci fosse stata una festa di angeli in corso, completa di un effetto visivo; sul leggio vicino all’altare infatti mi ero accorta della figura scolpita di Gesù nell’atto di ungere un uomo. Bingo! Dio stava ungendo me! Ovvio che fossi così scossa… era arrivato il momento di ricevere un’investitura spirituale, un po’ come quando si supera un esame.
La sera di un altro giorno mi successe persino di sperimentare un allontanamento da parte di Dio, anche qui stavo bene… improvvisamente l’effetto opposto. Dio si era come ritirato da me. Sono andata nel PANICO, mi misi a piangere e reagii (non so come) pregando e scrivendo versi della Bibbia per poi ripeterli ad alta voce. Altro bingo! Mi stavo aggrappando alla Parola direttamente dai versi; stavo imparando a farla mia.
Esperienze molto dirette, certo, che però non devono spaventare; la Vita non è una piccola vita di buoni sentimenti, tantomeno un sognare ad occhi aperti; al contrario, è un aprirli gli occhi. Un altro macigno di Gesù è “tu sei beato,… perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio…”. Non è un detto saggio.
Ognuno giunge in prossimità dell’orbita di Cristo in un momento unico e non confrontabile con altri. Spesso non capiamo quello che ci sta succedendo, perché non siamo noi ad agire, ma Lui. Quando questo avviene, fa l’effetto più bello, ti senti rinvigorire da un raggio di sole che squarcia la monotonia. È lo splendido effetto dell’accettare Cristo come Signore della propria vita.
Come si comincia a conoscere? Abbiamo uno strumento da studiare: la Bibbia.
Bisogna però aver chiare da subito alcune premesse, perché temo che ormai non ci sia più tempo di stare a discutere se Dio esista o meno. Che ragioni potranno mai venir sostenute da parte di un’umanità che ha l’intelligenza per comprendere ma non si muove in tal senso?
1. L’argomento Dio ci riguarda TUTTI
Non è fisica nucleare, che bisogna esserci appassionati. Dio è storia vera: passato, presente e soprattutto futuro.
2. Dio non ha creato un mondo perché ci vivesse gente che muore di fame
Non ha creato un mondo in cui l’amore può finire. Che cosa ci ha detto Lui per primo? Lo dobbiamo sapere. Nessuno, nemmeno chi ha vissuto tanto come un genitore o un anziano, è esente da imparare da Dio.
3. Dio, che ha creato l’essere umano, non è contro l’essere umano
La Parola di Dio non è però “adattabile” secondo come ci sentiamo noi, ma una chiave di Salvezza. Per noi.
4. Trascurare di conoscere Dio porta a capire sempre meno
non soltanto delle faccende in cui ci troviamo coinvolti nostro malgrado, ma anche a livello di intendimento dei concetti (c’è differenza fra modestia e umiltà, e l’autostima non è orgoglio). Non siamo poi così padroni di noi stessi come crediamo.
5. Se non torniamo a Dio non vedremo mai Pace e Giustizia
Ovvio: come trovare la serenità dello spirito mentre il mondo si distrugge? Qualcosa non torna. Difatti Dio ci chiama a pentirci.
C’è stato un anno in Spagna in cui sentivo molto interesse per le ONG, e mi ero unita a Greenpeace. Difendere l’ambiente è giusto, un atto coerente con un Dio che per primo ci chiama a custodire (non depredare!) la Creazione.
Un anno dopo, ho visto che la spina da inserire perché i sistemi umani funzionino… è proprio Dio. Non si farebbe tanta fatica per ottenere un minimo, e dopo anni (!), se fosse solo tutta questione di coscienza e buona volontà.
📕 LIBRO
Non lo sapevo ancora ma dentro di me avevo stanze vuote, quelle parti dell’anima che gridano in noi di ritornare a Dio. Niente di quello che è accaduto nella mia vita è stato per caso, e niente alla fine è avvenuto perché io l’abbia deciso o pianificato da me. Ha senso credere nella vita di oggi? Sì. A esistere soltanto per sopravvivere siamo sempre in …



